Venerdì 1 Maggio continueremo la camminata Parona- Ponton.
Il percorso sarà Santa Lucia di Pescantina- Ponton
Pranzo al sacco
Ritrovo ore 10 al parcheggio Famila Saval o alle ore 10,45 alla chiesa di Santa Lucia
Il fiume Adige nasce a 1550
metri s.l.m. poco lontano dal
Lago di Resia, scorre per 409 km
attraverso le regioni Trentino Alto
Adige e Veneto fino a sfociare nel
Mare Adriatico. Fino alla metà
del 1800 era utilizzato come via
di comunicazione per gli scambi
commerciali: barche adatte alla
navigazione fluvia-le trasportavano
merci dalle città dell’Adriatico a
quelle del centro Europa e viceversa.
A questo scopo nacque l’”alzaia”, strada elevata fino all’altezza della linea di guardia
del fiume e larga un paio di metri, che un tempo era percorsa da coppie di cavalli che
con lunghe funi, trainavano le barche controcorrente. Lungo il percorso si trovavano le
“restare”, luoghi di ristoro per dare conforto a cavalli e persone. Oltre alla navigazione
e alla pesca le acque dell’Adige erano utilizzate per far funzionare i mulini impiegati
per l’irrigazione dei campi, per usi domestici e nelle botteghe artigianali.
Il paese di Pescantina era in
passato un punto di riferimento
per le attività commerciali fluviali.
Nella piazza principale, affacciata
sull’Adige, si concludevano gli
affari, si controllavano i traffici sul
fiume e c’erano i cantieri dove si
costruivano le barche. Ancora oggi
la stessa piazzetta è il fulcro del
paese. Gli stretti vicoli, caratteristici
di Pescantina, portano tutti lì, nel
luogo da sempre punto di ritrovo
degli abitanti, con gli antichi palazzi che vi si affacciano, i negozi e davanti l’Adige.
Un parapetto protegge adesso la piazza dalle piene del fiume, che negli anni passati
era arrivato a livelli impressionanti, come dimostrano i segni impressi sulla cosiddetta
Cà del Comun, un tempo sede comunale. Sempre sulla piazza si affaccia la chiesetta
di San Rocco, con all’interno frammenti di pitture murali.
A Pescantina ha sede il Museo Etnografico denominato “Lavoro e tradizioni lungo il
fiume Adige”, voluto per mantenere nella memoria il ricordo di uno stile di vita ormai
abbandonato da tempo. Il museo è stato allestito nella restaurata chiesetta romanica
adiacente il duomo di San Lorenzo Martire, a qualche centinaio di metri dal centro
del paese in direzione Arcè e a pochi passi dal fiume. All’interno vi sono documentate
le antiche attività del paese, proprie di tutte le popolazioni che vivevano lungo il
corso del fiume: la navigazione, la molitura, il lavoro artigianale, l’agricoltura, il lavoro
domestico, con una bella raccolta di immagini fotografiche. (Orario di apertura:
sabato pomeriggio dalle 14.00 alle 16.00 e la domenica mattina. Per informazioni
contattare il numero telefonico 045 7156093).
Il Duomo di San Lorenzo, a cui si
affianca il campanile di circa 80
metri di altezza, fu edificato in stile
neoclassico barocco nel XVIII secolo
su disegno dell’architetto Alessandro
Pompei. Al pro-getto architettonico
della facciata e dell’intera chiesa
partecipò ampiamente anche lo
scultore Daniele Peracca, a cui sono
da attribuirsi le sette statue che
adornano la facciata. L’interno ad
un’unica maestosa navata accoglie
più di venti quadri di artisti veronesi
del 1600-1700; l’altare maggiore e gli altri sei altari accostati alle pareti sono arricchiti
da intarsi di marmo. La chiesa può essere visitata durante l’apertura del vicino museo
etnografico.
L’itinerario prosegue verso Arcè: giunti in paese, dove la strada si fa più stretta,
si nota sulla sinistra l’ingresso di Villa Albertini, una fra le tante, belle e storiche
residenze nobiliari della Valpolicella, purtroppo non aperta al pubblico. Quello che
si vede dalla strada è la facciata nord, con la cancellata sorvegliata da due imponenti
statue, il complesso degli edifici e il giardino. Se si attraversa lo stretto ponte che
porta verso Bussolengo, si vede la facciata sud, rivolta verso l’Adige, delimitata dal
muro di recinzione con le quattro torrette dalle singolari fatture. Tutto l’edificio è
un rifacimento avvenuto intorno alla metà del 1800, su commissione del conte
Alberto Albertini.
Ritornati ad Arcè, la prossima meta sarà la Chiesa di San
Michele, nel centro storico del paese e a pochi metri
dall’Adige, protetta da un muro di sasso e da una cancellata.
È una costruzione semplice, con la facciata a capanna e a
navata unica, per la cui realizzazione, fra la fine del l’XI
secolo e l’inizio del XII, furono utilizzati i sassi del greto del
fiume. Curiosa è la scritta che compare sull’archivolto di
un ingresso secondario sul lato meridionale, “Sator Arepo
Tenet Opera Rotas”, che gli studiosi tendono a considerare
una formula magica. All’interno pochi sono gli affreschi
ma di notevole pregio, eseguiti nel 1300-1400. La chiesa
è solitamente chiusa ma bello è il contesto in cui è inserita.
Poco oltre è ubicato il piccolo centro di Santa Lucia, dove
si trova la Chiesetta di S. Lucia, risalente al XII secolo,
seminascosta fra le case e solitamente chiusa.
Si prosegue ancora verso Ponton, dove merita una visita la cinquecentesca Villa
Nichesola, fatta costruire da Fabio Nichesola. Con il figlio, il reverendo Cesare,
la villa si arricchì di un orto botanico, andato distrutto nel XVII secolo, e di una
collezione di antiche iscrizioni lapidee, che diventarono successivamente il primo
nucleo dell’attuale Museo Lapidario Maffeiano di Verona. L’unico bassorilievo
rimasto nella villa è murato sotto una finestra della corte a loggia. Nella residenza
si trovano tre sale affrescate dal pittore veronese Paolo Farinati, la Sala delle Dee, la
Sala Rossa e la Sala Verde, con rappresentazioni di scene allegoriche e mitologiche.
Dal giardino si accede alla grotta con il suo bellissimo pavimento a mosaico e le
finte concrezioni. (La villa è visitabile previa prenotazione telefonica al numero 045
6861426, ingresso gratuito).
Tutti i paesi di cui si è parlato finora
possono essere visitati anche a
piedi o in bicicletta, percorrendo
la vecchia strada alzaia lungo
l’Adige, che da qualche anno
è stata trasformata in percorso
naturalistico-culturale (dalla chiesa
S. Lorenzo di Pescantina a Ponton
circa 7 km – dislivello 15m).
Il sentiero è delimitato dal fiume da
un lato e dall’altro da campi coltivati,
abitazioni isolate e dai paesi di cui
si è parlato finora, che possono essere raggiunti tramite viottoli. Immerso nella
vegetazione, composta per lo più da pioppi, salici e robinie, il sentiero è inserito
in un’oasi faunistica con varie specie di uccelli stanziali e migratori, come l’airone
cinerino, il gufo reale, la cincia bigia, il codirosso, l’usignolo di fiume. Lungo il
percorso si trovano anche resti di manufatti creati dall’uomo quando viveva a
diretto contatto col fiume, come
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